Ekin Fil
Being Near
LP HMS 038


Music Won't Save You

June 2016

Solitaria e del tutto eccentrica rispetto ai circuiti sperimentali internazionali (e ancor più rispetto al suo Paese di provenienza), Ekin Üzeltüzenci aveva abituato a pubblicazioni frequenti, culminate nella trilogia realizzata nel 2014, che spaziava dagli aspetti più eterei del suo drone-folk a una ricerca sonora inclusiva di texture e saturazioni rumorose. La artista turca fattasi conoscere e apprezzare sotto l’alias Ekin Fil ha invece impiegato un paio d’anni per distillare gli otto brani di "Being Near”, la sua opera forse più lucida e completa, ma al contempo anche quella più sognante ed emozionale.

I cardini espressivi di Ekin Fil permangono legati a un universo di riverberi in media fedeltà che, come un granuloso centro gravitazionale, attraggono a sé timbriche chitarristiche e modulazioni elettroniche, costellate da vocalizzi impalpabili. Sono questi ultimi ad alimentare le atmosfere misteriose e sognanti di "Being Near”, plasmando le melodie diafane di canzoni al rallentatore (in particolare la title track e "Almost Silence”), che non solo confermano la vicinanza dell’immaginario dell’artista turca a quello delle muse drone-folk Liz Harris o Jessica Bailiff , ma ne lasciano affiorare in superficie il retroterra di appassionata di dream-pop e shoegaze.

Le carezze armoniche del primo (nella sua accezione legata ai Cocteau Twins) e gli effetti chitarristici del secondo sono tuttavia entrambi ridotti all’osso nei brani della Üzeltüzenci, rallentati, scarnificati e derubricati in una bassa fedeltà non priva di spigoli e transizioni sofferte come quelle di Alicia Merz ("Desired”, "Timesickness”). Occasionali fremiti ritmici ("Mankind”) e vaporose risonanze spettrali ("Vapours”, ” Stranger Than Them ") completano la tavolozza di sole tinte scure di Ekin Fil, la cui poetica ha raggiunto in "Being Near” un livello di astrazione e, come da titolo, di vicinanza umana, tutta da scoprire tra narcolettiche brume drone-(dream-)folk.